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Casa di San Carlino

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Secondo
la Regola propria dei Trinitari, ogni loro
dimora viene chiamata Casa della
Santa Trinità. Con questo nome
familiare si fa riferimento non tanto alle
mura dell'edificio quanto alla comunità dei
frati che vi abita, cercando di costituire
una famiglia, una fraternità, presieduta e
animata da Dio Trinità. L'espressione Casa
di San Carlino evoca quindi
innanzitutto la vita, le attività, i
progetti dei frati trinitari che vi abitano.
Fin
dalla fondazione della Casa di San Carlino
(1609), i religiosi trinitari l'hanno
abitata ininterrottamente e tuttora vi
risiedono. Da sempre essa è appartenuta,
sia per quanto riguarda la proprietà dell'immovile
sia per quanto concerne la dipendenza
giurisdizionale dei frati, alle Provincie
spagnole dell'Ordine. Francesco Borromini
costruì il complesso architettonico
perfettamente rispondente allo spirito e
alla missione dei Trinitari; infatti, esso
è nell’emblema della povertà un inno di
gloria alla Santissima Trinità: il Dio di
Gesù Cristo che ascolta e fa suo il grido
dei poveri, degli emarginati e degli
oppressi. Attraverso il genio dell’artista
si fondono in un tutt’uno povertà di
materiali, spazi ridotti e arte in modo tale
che anche i Superiori Maggiori hanno
riconosciuto che l’opera del Borromini
risponde al dettato della propria Regola di
Vita: Omnes Ecclesiae istius Ordinis sint
‘plani operis’. La ragione del
‘plani operis’ (chiese semplici e
povere) deriva dal fatto che i soldi
raccolti dai Trinitari devono essere
utilizzati non per l’edificazione di
monumenti, ma per il riscatto degli schiavi.
Attualmente
la Comunità è composta di 22 frati che
appartengono a diverse nazionalità:
spagnola, peruviana, colombiana, argentina,
cilena, boliviana, malgascia, brasiliana,
italiana. Continua così, nella Casa di San
Carlino, un’esperienza che dura da quasi
quattro secoli: fratelli di diverse etnie e
giurisdizioni vivono in comunione
d’intenti seguendo il Progetto di Vita
dell’Ordine della Santissima Trinità; un
respiro aperto e senza frontiere
all’insegna dell’amore fraterno,
dell’accoglienza e dell’irradiazione dei
valori evangelici.
Il
complesso di San Carlino nella sua
essenzialità, semplicità e austerità si
propone come luogo ideale e appropriato per
la formazione di giovani studenti nel
contesto della vita consacrata e del
sacerdozio. La Comunità religiosa, ubicata
nel luogo dove si incontrano le quattro
piccole fontane, da dove parte l’asse
urbanistica voluta da Papa Sisto V,
nell’altura del colle Quirinale, è
secondo gli esperti, un modello di Monastero
nel cuore di Roma. Le prestigiose Università
Gregoriana e di S. Tommaso distano il tempo
di una breve passeggiata, e molto vicino è
anche l’Università Lateranense, così
come altri Centri Pontifici Universitari. E
Roma, la Città di Pietro e di Paolo e della
grande testimonianza dei martiri dei primi
secoli, sede della Cattedra di Pietro,
diventa luogo privilegiato per conoscere e
amare la Chiesa Universale.
Questa
Casa con annessa la Chiesa aperta al culto,
ha un’unzione tutta particolare con i
poveri che sempre più numerosi vi trovano
un punto di riferimento grazie anche al
generoso contributo dei fedeli, del gruppo
dei Laici Trinitari e dei fratelli della
Comunità, dai quali ricevono sempre un
segno di tangibile solidarietà. Il Progetto
di Vita della Comunità segue le direttive
che vengono dalle diverse giurisdizioni
dell’Ordine che sono presenti in molti
Paesi del mondo, con la finalità di
camminare e crescere insieme, aperti alle
diverse istanze di comunione e di impegno
evangelico, caratteristico del carisma
trinitario-redentivo. I Religiosi Trinitari
nella loro austerità di vita accolgono
tutti con spirito fraterno e mettono a
disposizione dell’intera umanità
l’immenso patrimonio artistico, vero dono
di Dio, di cui sono custodi.
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